Don Luigi Ciotti con gli studenti di Pescara “alla ricerca di ciò che inferno non è”

SI PREGA LASCIARE LIBERO IL PENSIERO è quanto si legge nell’immagine proiettata sul palco durante l’incontro tra gli studenti del Liceo Scientifico ‘Galileo Galilei’ di Pescara e don Luigi Ciotti, mercoledì 29 marzo. Una mattinata arricchente per i ragazzi, ma anche per lo stesso don Luigi – come lui stesso ha ribadito a più riprese. Il sacerdote fondatore di ‘Libera’ ha ascoltato i racconti degli studenti che hanno preso parte al Progetto ‘Educazione alla legalità’; si è rapportato con loro, i giovani che abitano il nostro territorio e che vivono la realtà di oggi con l’entusiasmo e le fragilità della loro età.

Come prima cosa li ha esortati ad impegnarsi, a fare la propria parte, sottolineando quanto sia importante il contributo di ognuno per ottenere il cambiamento che vorremmo. “Oggi non è venuto don Luigi Ciotti – ha affermato – perché io rappresento un ‘Noi’. Diffidate dei navigatori solitari, di chi dice di sapere sempre tutto; salutate con rispetto e cambiate strada”. Tre sono state le parole ricorrenti in questo dialogo: continuità, perché non basta infiammarsi dell’entusiasmo iniziale; condivisione, perché è fondamentale essere ‘noi’; corresponsabilità con le istituzioni che, se sbagliano, hanno bisogno del nostro coraggio di denunciare e proporre.

Tanti stimoli ad esercitare il pensiero, sottolineando il bisogno che ha la società della passione e fantasia dei giovani; don Luigi Ciotti ha esortato gli studenti ad abitare il nostro tempo, a farselo amico, a non sprecarlo, a guardarsi attorno senza limitarsi a commuoversi di fronte alle tragedie, bensì a muoversi. Ha quindi affermato la necessità di tenere vivo e allenato il proprio pensiero, la capacità critica, perché le mafie oggi sono ancora forti, sono cambiate con il tempo, ma ci sono, hanno preso batoste, ma non hanno smesso di esistere. L’obiettivo dev’essere sempre la dignità umana e la giustizia, senza fermarsi al primo ostacolo: c’è bisogno di “sana testardaggine per perseguire le cose positive“. Il compito di ognuno di noi è quello di illuminare le cose positive, che non fanno chiasso.

La preoccupazione di don Luigi Ciotti è che la legalità diventi un idolo: “Ci sono ladri di parole, non facciamoci rubare la sostanza – ha affermato – prima della legalità c’è la responsabilità della dignità umana. La legalità è un mezzo, uno strumento da fare proprio, ma l’obiettivo è la giustizia sociale. Dobbiamo essere un pungolo per chiedere ciò che è giusto. Studiate, perché la cultura da la sveglia alle coscienze”. Citando poi due testi importanti di riferimento, la Parola di Dio e la Costituzione italiana, ha affermato che quest’ultimo sarebbe il primo testo antimafia, se solo venisse applicato. Alla richiesta del proprio punto di vista sulla diffusa convinzione che “tanto non cambia niente”, don Luigi ha invitato ancora i ragazzi a reagire insieme, perché “se non facciamo niente, non possiamo sentirci in pace con la nostra coscienza, non ce lo possiamo permettere. Anche parlare dei poveri non basta: il povero dobbiamo sentirlo dentro di noi; l’unità di misura dei rapporti umani è la relazione”.

(Noemi Trivellone)

(foto di Francesca Santeusanio)

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